Princess Proserpina

Concedetemi di odiare, questa notte senza rifugio, in cui il dolore è il solo amico rimasto a farmi compagnia, che si ferma ad ascoltare le mie delusioni, i miei tormenti, questa sottile malinconia.

Concedetemi di ricordare, questa notte  senza voce, nel silenzio più mite e più bastardo, che lascia scoperte tutte le ferite, lì esposte alla nebbia densa che avvolge il paese, la mia casa, la mia stanza e il mio cuore, in questa sofferenza mite.

Concedetemi di  amare, questa notte senza  fiato, in cui le scale sono più difficili da salire, perché addosso mi porto il pensiero ed il rimorso, il ricordo di quando qualcuno con me si disse felice.

Sto ridendo. Roba da pazzi. Sto impazzendo da mezz’ora con stili e colori per dare un tocco mio al template già trovato su wordpress. Mezzora è corta ed è anche troppa, quando si ha da fare tutto quello che ho da fare.

Ma me la concedo, come regalo, come un premio per il ritorno on line. E che succede? Che lei passa in fretta e mi accellera le sensazioni, così, solo quando finisco di giocare con i colori me ne accorgo: sono gli stessi. E non l’ho fatto apposta.

Prima di tutto l’emozione. Prima di tutte le voglie, di tutti i motivi, di tutto il resto, insomma.

Prima di tutto l’emozione di trovarvi. Non ri-trovare, ma trovare di nuovo tutto, dal principio, dopo un format C che ha spento tutto quando la procedura si è conclusa e su cui mai, mai è stato rimontato il sistema operativo.

Ma adesso andiamo di Mac, non di Pc. Che oltre ad essere una verità oggettiva, è anche una metafora strana di quello che è successo negli ultimi due anni e che mi ha portato prima ad allontanarmi, poi a chiudere il blog ed infine, piano piano a ritagliarmi una nuova identità. A sentirmi un po’ più vera. Un po’ più io. Un po’ diversa.

Non più l’incosciente e anarchica che avete conosciuto, o perlomeno voglio convincere tutti che sia così. Un po’ più orsa, una bravissima coltivatrice di Baobab, addestratrice di squali ed altri animali feroci, una di quelle che la sa lunga, e che ha imparato a soffire e ad aspettare, che spesso le due cose vanno insieme.

Una che nella vita è tornata una sola volta indietro, e poiché non le è andata affatto male, anche se poi non è servito a niente, ha pensato che tornare qui, indietro di un passo, ma avanti di tre, non dovesse essere così sconveniente e poco dignitoso per i suoi principi