Sarà che era inevitabile, ma insomma, stamani mentre andavo al bar a fare la mia meritata colazione dopo il semi-digiuno di domenica, ho incrociato un pensiero e sono finita con la testa e i ricordi ad una piccolissima cornetteria di Roma, dove ho mangiato il più buon coretto dei miei lunghi 27 anni, e che, naturalmente, non mangerò mai più.
Ci sono dei cibi unici, che mangiamo una sola volta nella vita e che non assaggeremo più. Perlomeno non con lo stesso sapore.
Sono i cibi dei ricordi (frase con doppio volto). Sono cibi che hanno un sapore tutto particolare perché li abbiamo mangiati in un contesto che ne modificava le nostre percezioni. Le migliorava o le peggiorava non conta, di certo congelava quel cibo nel momento esatto della storia in cui stavamo mangiando.
Le cotolette di carne, il polpettone, la crudaiola e soprattutto gli involtini che cucinava mia madre non potrò mai più assaggiarli e posso solo ricordarli. Ricordare il gusto che avevano, come solleticavano le miei papille, quale sensazione mi davano, la loro emozione.
A volte mi capita di assaggiare qualcosa che rievoca una parte di quei sapori persi, ed allora in me torna la voglia di ricercarli, di ritrovarli da sola, senza nessuno, mettendomi tra i fornelli e cercando di riprodurli. Come se fossero una melodia di cui non conosco lo spartito. Ma d’altronde lo sappiamo che ogni percezione non è ripetibile, e così tra le tante cose che mi ricordano il passato, quella che preferisco perché realmente irripetibile è quella dei sapori di cibi persi. I cibi della memoria.
Mentre stamani addentavo un cornetto pensavo alle mani di un vecchino - che forse ora non c’è neanche più - che faceva i cornetti ad un angolo di strada di quella che era la mia Roma.
E’ ufficiale, sta arrivando la prima BlogBeer pugliese.